Il Museo Paleontologico Archeologico di Serravalle di Chienti conserva fossili unici di 700.000-900.000 anni fa. Offre laboratori, visite guidate e spazi didattici per scoprire la storia antica del territorio.
Il Museo Paleontologico Archeologico di Serravalle di Chienti è stato istituito nel 2002 grazie a un progetto condiviso tra il Comune, la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche e l’Università di Camerino.
Custodisce reperti fossili provenienti dai giacimenti fluvio-lacustri di Collecurti (900.000 anni fa) e Cesi (700.000 anni fa), che costituiscono una delle principali peculiarità scientifiche del territorio.
I primi ritrovamenti emersero grazie agli agricoltori locali, che durante le arature portavano in superficie fossili provenienti dal sottosuolo. Le aree interessate si trovano nelle frazioni di Popola, San Martino, Cesi, Voltellina e Collecurti, lungo il confine umbro-marchigiano.
Le ricerche a Collecurti, avviate nel 1987, portarono al recupero di crani e mandibole di ippopotamo, una zanna di elefante e numerosi resti faunistici. Gli scavi presso il deposito fossilifero di Cesi iniziarono nel 1993.
I giacimenti fossiliferi di Collecurti e Cesi, formati da sequenze sedimentarie di origine fluvio-lacustre, rappresentano un importante riferimento per lo studio del Pleistocene inferiore. In particolare, Collecurti è considerato il sito più antico e significativo in Italia per le associazioni faunistiche di questo periodo.
Un milione di anni fa, l’area di Collecurti era caratterizzata da laghi, paludi e corsi d’acqua permanenti, circondati da ambienti erbosi e boscosi in un clima mite. Da questi depositi provengono resti di ippopotami, mammuth, bovidi, canidi, cervidi e orsi, mentre dal giacimento di Cesi provengono reperti di tigre dai denti a sciabola, rinoceronti, cavalli, cervidi, bisonti e ippopotami.
Il percorso espositivo illustra l’evoluzione del genere Homo, dall’Australopithecus all’Homo erectus, fino al Paleolitico e alle industrie litiche, per poi arrivare all’Homo neanderthalensis e all’Homo sapiens.
Il museo è articolato in due sezioni: la prima è dedicata alla malacofauna fossile, che documenta l’evoluzione tra il Giurassico e l’Olocene; la seconda ai mammiferi fossili dei giacimenti pleistocenici di Collecurti e Cesi. Tra i reperti di maggiore rilievo figurano resti di un Mammuthus meridionalis vestinus risalenti a circa 900.000 anni fa.
Presso il museo è attivo un laboratorio di restauro in cui gli studenti dell’Università di Camerino possono sperimentare tecniche e metodologie di intervento. La struttura è inoltre dotata di spazi didattici per laboratori di archeologia sperimentale, alcuni dei quali già operativi.
Il Mu.P.A. promuove regolarmente attività educative, laboratori ed escursioni guidate. Fa parte della rete dei musei paleontologici della provincia di Macerata, che propone itinerari a diversi livelli di approfondimento, dal percorso turistico-paesaggistico a quello scientifico-specialistico.