L’Ospedaletto dei Pellegrini, edificato tra XII e XIV secolo, offriva ospitalità a viandanti e pellegrini. Nel 1743 vi soggiornò anche il giovane Giacomo Casanova fermatosi a Serravalle di Chienti durante un viaggio da Ancona verso Roma.
L’edificio, visitabile solo dall’esterno presenta un lembo di facciata superstite, con un portale in pietra ad arco acuto.
Il centro abitato, situato all’imbocco della valle del fiume Chienti, in un punto di passaggio cruciale tra la catena appenninica e il versante adriatico. Occupa una porzione di territorio compresa tra due dorsali montuose: a sud il massiccio del Monte Prefoglio (1322 m s.l.m.), a nord quello del Monte Maggio (1236 m s.l.m.), lungo l’asse della S.S. 77 “Val di Chienti”.
Già in epoca repubblicana (III-II sec. a.C.), l’area era strutturata lungo un asse viario che ospitava edifici destinati al ristoro e all’alloggio dei viaggiatori (mansiones), lungo la direttrice tra l’altopiano plestino e il territorio camerte. In età tardo-antica la zona fu investita dalle devastazioni e dai movimenti di truppe dei Goti, dei Bizantini e dei Longobardi, i quali, una volta insediatisi, rivitalizzarono il tracciato come arteria interna al Ducato di Spoleto, nella direttrice della cosiddetta “Via della Spina”.
È però con l’età comunale che Serravalle assume un ruolo strategico all’interno del sistema difensivo dello Stato di Camerino, trovandosi all’incrocio tra le sfere di influenza dei comuni di Nocera, Spoleto e soprattutto Foligno.
I tre castelli di Serramula, Tufo e Serravalle, sorti tra il XII e i primi decenni del XIII secolo, entrarono a far parte del territorio camerte nel 1240, in seguito alla donazione del cardinale Fieschi (futuro papa Innocenzo IV), nel pieno del conflitto tra guelfi e ghibellini. In particolare, la fortezza di Serravalle, i cui resti sono ancora visibili nella frazione Castello, era stata costruita a sbarramento della strada e controllava il passaggio tramite due porte fortificate, imponendo un pedaggio a merci e viandanti. Per tutto il XIV e XV secolo il castello fu teatro di numerosi episodi legati al passaggio di truppe e agli scontri tra fazioni.
Del castello di Serravalle, l’unico dei tre di cui si conservano ancora le vestigia, rimangono tracce dell’antico perimetro murario, impostato su un quadrilatero irregolare dominato da cinque torri, di cui tre allineate lungo il lato orientale della strada che da Castello conduceva all’altopiano. Una di queste torri è ancora visibile in elevato, grazie a un restauro moderno.
Agli inizi del Cinquecento il borgo rappresentava un’importante stazione lungo la Via Lauretana, come attestano le numerose edicole votive dedicate alla Madonna di Loreto disseminate lungo il percorso. Tra queste strutture si distingue l’Ospedaletto dei Pellegrini, collocato al centro del paese, di cui si conserva la facciata due-trecentesca con portale ad arco acuto, la caratteristica “porta del morto” laterale e le tracce di un affresco raffigurante la Madonna col Bambino. L’edificio, insieme alle costruzioni adiacenti, costituiva un articolato complesso destinato al ricovero dei pellegrini; i suoi beni, nella seconda metà del Cinquecento, furono annessi a quelli dell’ospedale di Camerino.
Nell’agosto del 1743, il diciottenne Giacomo Casanova, in viaggio da Ancona verso Roma, si infortunò a un piede. Un contadino del posto lo aiutò conducendolo fino a Serravalle di Chienti, dove rimase per alcuni giorni: dapprima ospitato in una casa alla periferia del paese, poi accolto all’Ospizio dei Pellegrini. Qui trascorse un breve periodo di riposo in tranquillità, prima di riprendere il cammino e le sue avventure.
“Mi misi subito a letto, dove il medico si occupò di me. Feci lavare le mie camicie e fui trattato molto bene (…)
Stavo imparando a vivere. L’uomo che non pensa, non impara mai nulla.” (Giacomo Casanova, Storia della mia vita)
Accesso privo di barriere architettoniche. Visitabile soltanto dall’esterno.